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Tratto da
"Da
Scario agli Infreschi. Guida a una costa dolomitica"
di
Angelo
Guzzo - Luciano Colombo
Assalti dei pirati
Nell'anno
1534 l'Imperatore ottomano Solimano II affidava il comando supremo
dell'armata navale turca ad un famigerato e sanguinario pirata dell'epoca:
Khair-ed-Din- Barbarossa. Questi, con circa 80 vele nell'agosto del
1534 superava lo stretto di Messina entrava nel Golfo di Policastro.
Lasciata al largo la maggior parte della flotta, sbarcava con 12 galere
nel Porto dell'Olivo e affidava
il compito di razzia al suo capo di stato maggiore, il fido e crudele
Giudeo, altro temibilissimo pirata. Questi, dopo aver messo a ferro e
fuoco Policastro, si dirigeva con la sua ciurmaglia sul borgo di Scario e,
dopo averlo saccheggiato, ne incendiava le case e ne traeva schiavi
numerosi abitanti Morto nel 1546 il Barbarossa, gli succedeva al comando
supremo dell'armata navale ottomana Dragut Rais Bassà, feroce corsaro e
degno erede del suo predecessore. Corseggiando con la sua potente flotta
per i lidi meridionali dell'Italia, la sera del 10 luglio 1552, con 123
vele entrava, inosservato, nel Golfo di Policastro e vi si ancorava per
passarvi la notte. La mattina seguente, Dragut ed i suoi musulmani
sbarcavano nel Porto dell'Olivo, si dirigevano su Policastro e, dopo
averla saccheggiata, la davano alle fiamme. Si avventavano, quindi, su
Scario, seminandovi terrore e morte. Era la definitiva rovina del borgo.
La popolazione del tempo, ascendente a circa 100 fuochi (poco più di 500
anime), risultò quasi interamente sterminata dalle uccisioni, dalle
torture e dalla schiavitù. Di conseguenza, nulla restando in quei luoghi
della laboriosa e tormentata esistenza degli scarioti, il territorio
diveniva proprietà dei Conti Carafa di Policastro. Dopo la totale
distruzione. ad opera dei turchi di Dragut Rais, l'antico sito di Scario
restò completamente deserto e desolato per circa un secolo Solo verso la
seconda metà del '600 alcuni coraggiosi pescatori, diradatisi i pericoli
provenienti dal mare, vi costruirono una taverna, una, pellina e poche
misere case. All'iniziativa di questi umili ed intrepidi marinai, si
aggiungeva verso la fine del XVIII secolo
l'opera concrea dei Conti Carafa di Policastro, che vi costruirono
una residenza estiva e dei cittadini di San Giovanni a Piro, i
quali, nonostante la minaccia dei pirati, conservavano una grossa
predilezione per il mare. In tal modo Scario, a poco a poco, poteva
risorgere ancora una sulle antiche rovine e sulle ceneri della sua lunga e
tormentata storia, che si confonde col mito e con la leggenda. Da
quell'epoca comincia il lento ma costante sviluppo, che l'annovera oggi
tra le stazioni balneari ed i centri turistici più rinomati ed
accoglienti della stupenda fascia costiera del basso Cilento.
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