Tratto da

"Da Scario agli Infreschi. Guida a una costa dolomitica"

di  

Angelo Guzzo - Luciano Colombo

Il porto di Scario  
  
Secondo quanto riferisce Strabone, nell'anno 471 a.C. una colonia di Reggini, guidata da Micito, signore di Reggio Calabria e di Messina, sbarcava nel Golfo di Policastro e, dopo avere sottomesso gli skaioti, li costringeva a prendere parte alla ricostruzione della distrutta città enotria di Pixous (odierna Policastro Bussentino). Con l'insediamento dei reggini micitei nella vicina Pixous, Skarius visse un lungo periodo di tranquillità e di benessere, durante il quale i suoi abitanti, oltre ad ampliare notevolmente il centro abitato con la costruzione di numerose nuove dimore, con il loro tenace lavoro riuscirono anche a migliorare in modo sensibile le proprie condizioni di vita. (...) Onde garantirsi un più sicuro approdo ed un più protetto scalo alla loro piccola flotta peschereccia, gli skarioti costruirono nella Marina dell'Olivo un piccolo porto fatto di massi e palizzate. (...) Nell'agosto del 44 a.C., proveniente da Velia sbarcava nel Porto dell'Olivo per una breve sosta il grande Marco Tullio Cicerone, il quale, sebbene afflitto da numerosi acciacchi, non poté sottrarsi al profondo fascino della stupenda natura. A1 tempo, oltre a costituire un cospicuo ed importante mercato ittico, Skarius era divenuto, grazie all'abilità ed all'esperienza dei suoi marinai, anche un considerevole centro di produzione di garum, la speciale e piccantissima salsa di pesce di cui i cittadini romani erano particolarmente ghiotti. Da Skarius il garum veniva trasportato, via mare, al grande centro di raccolta di Pompei e di qui passava poi direttamente sui maggiori mercati di Roma. 


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